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Vulgata
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Il nome è dovuto alla dicitura latina mwfwvulgata editio, cioè "edizione per il popolo", che richiama sia l'ampia diffusione che ottenne (in precedenza con mwgaVulgata si indicava la traduzione della versione dei mwgqSettanta, che ebbe anch'essa notevole diffusione), sia lo stile non eccessivamente raffinato e retorico, più alla portata del volgo.
Dalla proclamazione di ufficialità durante il mwgwConcilio di Trento (1545-1563) fino al mwhaConcilio Vaticano II (1962-1965), quando fu ulteriormente revisionata, la Vulgata ha rappresentato la traduzione canonica della Bibbia per l'intera mwhqChiesa cattolica.
Contents
• Origine
• Note
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Origine
Nei primi secoli dell'era cristiana circolavano tra le chiese cristiane dell'impero romano d'occidente, di lingua latina, numerose versioni non ufficiali della mwkaBibbia, oggi indicate complessivamente con la dicitura mwkqVetus latina, cioè 'vecchia (traduzione) latina'. In particolare, le traduzioni più antiche, del II secolo, sono indicate col nome di mwkgAfra, in quanto diffuse nelle province romane dell'Africa del nord. La mwkwItala, redatta tra il II-III secolo, divenne di uso comune in Italia.
Il carattere non ufficiale di tali versioni favorì notevolmente l'adattamento e l'interpretazione personale, producendo una notevole varietà di letture: per il mwlqVangelo di Luca, per esempio, si arrivò a una stesura complessiva di non meno di 27 versioni, più o meno differenti tra loro. Nel caso dell'mwlgAntico Testamento, inoltre, il lavoro di traduzione era svolto a partire dalla traduzione greca della versione dei mwlwSettanta, e non dai testi originali mwmaebraico-mwmqaramaici. Al confronto con i testi originali, pertanto, le mwmgVeteres mostravano una qualità decisamente scadente, molto letterale e diffusa in aree geografiche circoscritte (come la mwmwHispanica, mwnaItala o mwnqAfra).
Per porre fine a tale anarchia e assicurare alla Chiesa una traduzione di qualità migliore il mwnwpapa Damaso I si rivolse nel 382 al suo segretario personale, mwoaSofronio Eusebio Girolamo (circa 347-420), dotato di una notevole preparazione letteraria latina (mwoqCicerone in particolare) e greca. Entrambi erano letterati e amanti dei classici latini, quindi persuasi del fatto che la traduzione di un testo sacro così importante dovesse essere dignitosa anche nella lingua di destinazione, una traduzione bella e poetica, valida anche dal punto di vista artistico e retorico.
Girolamo condivide un aspetto del pensiero di Cicerone: occorre rifuggire dalla tentazione di uno stretto letteralismo, nella convinzione che tradurre è riportare il senso secondo le forme proprie della lingua che si utilizza. Ma Girolamo, nel contempo, sostiene anche che tale criterio debba essere temperato nei confronti della Sacra Scrittura, dal momento che in essa «anche l'ordine delle parole è un mistero».cite-ref-1[1]
A Girolamo fu chiesta una traduzione dalle lingue originali, che favorisse l'unità nella liturgia, eliminando anche errori e imprecisioni delle precedenti traduzioni.
Il lavoro iniziò con una revisione dei 4 mwqqvangeli sul testo greco originale. Nel 386 Girolamo si trasferì a mwqgBetlemme, in mwqwPalestina, dove poté studiare la lingua ebraica e aramaica. A partire dal 390, si dedicò alla revisione dell'mwraAntico Testamento, che tradusse in gran parte fino al 405, in 15 anni di lavoro.
Data la sua autorevolezza (era stata commissionata direttamente dal papa), la Vulgata soppiantò gradualmente le precedenti versioni latine: adottata da alcuni scrittori già nel V secolo, dal mwrgVI secolo diventò di uso comune, fino a diventare la versione egemone della Chiesa latina occidentale nel mwrwIX secolo. La Vulgata è tuttora il testo liturgico della mwsaSanta Messa in latino.
Fonti della traduzione
Oltre alle precedenti traduzioni latine indicate collettivamente col nome mwtwVetus latina mwuaGirolamo aveva anche a disposizione i testi originali in ebraico, aramaico, greco e l'allora autorevolissima versione greca dell'mwuqAntico Testamento detta dei mwugSettanta. Data la scarsa conoscenza che abbiamo delle differenti versioni latine pre-vulgata non è possibile sapere con certezza quanto del lavoro di Girolamo sia stata una revisione dei testi precedenti e quanto sia stata una traduzione ex novo. A grandi linee, vi è un sostanziale accordo tra gli studiosi su questo quadro:
• i 38 libri in ebraico dell'Antico Testamento, eccetto i mwvqSalmi, furono tradotti ex novo dal testo ebraico che verrà poi definito mwvgtesto masoretico.
• il libro dei Salmi è stato oggetto di una triplice versione:
• la prima, nota come mwwgVersio Romana, fu realizzata da Girolamo già nel 382, è una revisione di una precedente traduzione latina adattata al testo della Settanta.
• la terza versione fu realizzata tra il 398-405 a partire dal testo originale ebraico.
• i mwyqlibri deuterocanonici di mwygGiuditta e mwywTobia sono una traduzione ex novo dal testo originale greco della Settanta.
• gli altri 6 libri deuterocanonici greci e i 27 libri del mwzqNuovo Testamento, inclusi i mwzgVangeli, sono una revisione di precedenti versioni latine.
Va ribadito che tale quadro è solo approssimativo: nel caso di revisioni di precedenti traduzioni latine Girolamo a volte preferisce le letture presenti nei testi originali; altre volte, al contrario, nel caso di brani tradotti ex novo dai testi originali preferisce letture presenti nella Settanta o in precedenti traduzioni latine.
La predilezione per lmwaq'mwagHebraica veritas deriva da incongruenze della Settanta, e della mwawVetus basata su di essa. Esempi: “Angelo del gran consiglio”, di Isaia 42,1 dove il testo ebraico ha “mio servitore e mio eletto” ed il testo greco “mio servitore Giacobbe e mio eletto Israele”, di Daniele 2,22 dove l’ebraico ha “la luce è con Dio” ed il testo greco “il riposo è con Dio”, di Osea 11,11 dove il testo ebraico porta “dall’Egitto ho chiamato mio figlio” ed il testo greco “dall’Egitto ho chiamato i miei figli” e di Proverbi 8,22 dove il testo ebraico ha “Dio mi generò” o “Dio mi ebbe con se” ed il testo greco “Dio mi creò”.cite-ref-2[2]
Stile della traduzione
Dal punto di vista teorico, mwcgGirolamo è noto per avere applicato su larga scala il principio mwcwtraduttologico della resa mwdaad sensum: in una lettera indirizzata a mwdqPammachio, genero della nobildonna romana mwdgPaola, scrisse:
«Io, infatti, non solo ammetto, ma proclamo liberamente che nel tradurre i testi greci, a parte le Sacre Scritture, dove anche l'ordine delle parole è un mistero, non rendo la parola con la parola, ma il senso con il senso. Ho come maestro di questo procedimento
Cicerone
, che tradusse il
Protagora
di
Platone
, l
'
Economico
di
Senofonte
e le due bellissime orazioni che
Eschine
e
Demostene
scrissero l'uno contro l'altro (…). Anche
Orazio
poi, uomo acuto e dotto, nell
'
Ars poetica
dà questi stessi precetti al traduttore colto: “Non ti curerai di rendere parola per parola, come un traduttore fedele”»
(Epistulae 57, 5, trad. R. Palla)
In alcuni loci Girolamo opta per le traduzioni che si mostrano in accordo con la fede cristiana, accogliendo talvolta lezioni già presenti nel greco della mwhwSettanta che derivavano dalla fortissima attesa mwiamessianico-mwiqescatologica presente nei secoli precedenti la venuta di Cristo. Dal confronto col testo originale ebraico o greco tali varianti, come anche numerose altre rese, possono essere considerate come 'errori' di traduzione.cite-ref-6[6]
In particolare:
• in Is mwkq7,14cite-ref-7[7] il termine ebraico mwlg‘almah, giovane donna, venne reso col greco mwlwparthènos, vergine, e ripreso da Girolamo col latino mwmavirgo, diventando una prefigurazione della miracolosa nascita di Cristo;
• in Sal mwmg15,10cite-ref-8[8] (16,10 TM) mwnwshàhat, sepolcro, diventa mwoadiafthoràn in greco, mwoqcorruptionem in latino, prefigurando la risurrezione di Cristo.
Prologhi ai libri dell'Antico Testamento
Oltre ad occuparsi della traduzione del testo biblico, mwpaGirolamo redasse 19 mwpqprologhi in latino ai singoli libri o a insiemi di essi: mwpgGenesi (riferito all'intero mwpwPentateuco); mwqaGiosuè; mwqqRe; mwqgCronache; mwqwEsdra; mwraTobia; mwrqGiuditta; mwrgEster; mwrwGiobbe; mwsaSalmi; libri attribuiti a mwsqSalomone (mwsgProverbi, mwswQoelet, mwtaCantico dei Cantici); mwtqSiracide; mwtgIsaia; mwtwGeremia; mwuaEzechiele; mwuqDaniele; dodici mwugProfeti Minori; mwuwVangeli; mwvaLettere di Paolo (conosciuto anche come mwvqPrimum quaeritur, dall'incipit).
Per Girolamo, nel testo ebraico sarebbe prefigurata con più chiarezza la venuta di Gesù e le caratteristiche del suo ministero. Un tema ricorrente presente nei prologhi ai libri dell'mwvwAntico Testamento è la preferenza accordata allmwwa'mwwqmwwgHebraica Veritas, vale a dire al testo ebraico, a discapito del testo greco della mwwwSettanta. Tale scelta non può che apparire, alla luce della moderna consapevolezza storico-critica acquisita negli studi biblici, pienamente giustificata. Ai suoi tempi, tuttavia, Girolamo fu fatto oggetto di numerose critiche: la lingua per eccellenza della cultura ellenista e romana era il greco, mentre l'ebraico, agli occhi dei dotti, non appariva che la lingua, già morta da secoli, di un periferico popolo del Mediterraneo.
Circa il mwxqPrimum quaeritur, cioè il prologo alle lettere di Paolo, in essa è difesa la tesi dell'origine paolina della mwxgLettera agli Ebrei, che non presenta indicazioni esplicite circa l'autore, e viene proposto il paragone tra le dieci lettere e i mwxwDieci comandamenti. Come autore di tale prologo è stata ipotizzata una figura diversa da Girolamo. I curatori della mwyaVulgata Stuttgartensia (v. dopo) notano come tale versione delle epistole fu particolarmente popolare presso gli mwyqeretici pelagiani, e dunque è probabilmente riconducibile ad essi il mwygPrimum quaeritur. Diversa paternità è stata suggerita dall'esegeta mwywAdolf von Harnack,cite-ref-9[9] che ipotizza lo mw0agnostico mw0qMarcione di Sinope o un suo seguace.
Manoscritti
Ad oggi si sono conservati un discreto numero di manoscritti della Vulgata. Tra questi sono particolarmente degni di nota:
• mw1gCodex Fuldensis, datato circa 545, contiene solo il testo del mw1wNuovo Testamento, e i Vangeli sono nella versione del mw2aDiatessaron. È conservato presso l'mw2qabbazia di Fulda, in Germania.
• mw2wCodex Amiatinus, datato inizio VIII secolo, è il testimone più autorevole e completo della Vulgata. Fu commissionato dal monaco anglosassone Ceolfrid nel 692. Per secoli è stato conservato in un monastero presso il mw3amonte Amiata, in Toscana, donde il nome. Attualmente è conservato a mw3qFirenze nella mw3gBiblioteca Medicea Laurenziana.
Revisioni della Vulgata
Già a partire dall'alto medioevo si è verificato per i manoscritti della Vulgata quanto avveniva nelle trascrizioni amanuensi: la comparsa di varianti di mw4qlezione accidentali, veri e propri errori di trascrizione, cosicché nessuna copia era perfettamente uguale all'originale, che era a sua volta una copia.
Edizioni manoscritte (VI-XV secolo)
Il primo tentativo di ristabilire criticamente l'originale testo di Girolamo è attribuito al letterato romano-ostrogoto mw5aCassiodoro, già verso il 550. mw5qAlcuino di York curò una versione della vulgata per l'imperatore franco mw5gCarlo Magno (Natale dell'801). Tentativi simili furono intrapresi da mw5wTeodolfo di Orleans (760?-821) come testimoniato dal mw6aCodex Theodulphianus; mw6qLanfranco di Canterbury (1070-1089); mw6gStefano Harding di Cîteaux (1109-1134); il diacono mw6wNicolò Maniacoria (o Maniacutia; metà del XII secolo).
Edizioni in epoca moderna (XV-XVI secolo)
L'avvento della stampa ha ridotto grandemente la possibilità di errori umani e favorito l'uniformità e il confronto dei testi. Tuttavia, in un primo tempo le varie edizioni a stampa della Vulgata riproponevano le versioni disponibili nei manoscritti che differivano tra loro, sebbene in rari e marginali dettagli. Delle centinaia di antiche edizioni a stampa, sicuramente la più nota è la cosiddetta mw7gBibbia di Gutenberg, realizzata nel mw7w1455 da mw8aJohann Gutenberg, l'inventore della stampa a caratteri mobili. Essa rappresenta il primo testo stampato in occidente. La prima edizione critica della Vulgata, che cioè riportava le varianti di lettura, fu pubblicata a Parigi nel mw8q1504. mw8gErasmo pubblicò nel 1516 un'edizione corretta per armonizzare il latino con l'originale greco ed ebraico. Anche uno dei testi riportati dalla mw8wPoliglotta Complutense del mw9a1517 è tratto da un manoscritto latino e corretto per armonizzarlo col testo greco. Nel mw9q1528 mw9gRobertus Stephanus pubblicò un'edizione critica che diventò la base delle successive versioni Sistina e Clementina. Un'altra edizione critica fu pubblicata da John Hentenius a Lovanio (Belgio) nel mw9w1547.
La Vulgata Clementina (1592)
Dopo la mwaqmRiforma, quando la Chiesa cattolica si sforzò di contrattaccare le dottrine del mwaqqProtestantesimo, la Vulgata venne riaffermata nel mwaquConcilio di Trento come l'unica versione autorizzata latina della Bibbia. Per ribadire tale autorizzazione il concilio richiese al Papa una versione che ponesse fine alla varietà di edizioni prodotte durante il medio evo e il rinascimento. L'edizione venne commissionata da mwaqypapa Sisto V (1585-1590), e pertanto fu chiamata Vulgata Sistina (mwaqcBiblia Sacra Vulgatae Editionis Sixti Quinti Pontificis Maximi iussu recognita atque edita). Si basò sull'edizione di Robertus Stephanus (1528), corretta in base alla versione greca. Il lavoro però fu affrettato e risentì di numerosi errori di stampa. Venne pertanto intrapresa una nuova edizione che venne portata a termine all'inizio del pontificato di mwaqgClemente VIII (1592-1605). L'edizione prodotta è detta Vulgata Sisto-Clementina, o semplicemente Vulgata Clementina, nonostante il nome di papa Sisto compaia nel titolo completo. Clemente dispose la pubblicazione di tre edizioni: 1592, 1593, 1598. Al di là delle singole e minute varianti testuali, la Clementina differisce dalle edizioni precedenti per due particolari: le prefazioni di Girolamo furono raccolte all'inizio; i libri apocrifi di mwaqk3-4 Esdra, la mwaqoPreghiera di Manasse e il mwaqsSalmo 151 furono spostati in appendice. Il salterio, al pari delle precedenti edizioni della Vulgata, era il mwaqwGallicanum. La Clementina divenne dal 1592 la versione ufficiale adottata dal rito latino della Chiesa cattolica e fu soppiantata solo nel 1979, quando fu promulgata la Nova Vulgata.
Edizioni successive (XVII-XX secolo)
Martianay e Pouget, della congregazione di San Mauro, pubblicarono a Parigi la cosiddetta versione Maurista (1693-1706). Tra il 1734 e il 1742 il gesuita italiano Domenico Vallarsi pubblicò a Verona una nuova versione che, sebbene di qualità superiore alla maurista, tralasciava sovente di adattare il testo latino ai manoscritti greci allora disponibili. In seguito furono pubblicate molte altre versioni parziali, limitate al mwaq8Nuovo Testamento. Tra queste, degne di particolare nota sono l'edizione mwaraTischendorf del 1864 e l'edizione Oxford del 1889, curata da J. Wordsworth e H.J. White, limitata al solo mwareNuovo Testamento.
Nel 1907 mwarmpapa Pio X commissionò ai monaci benedettini dell'Abbazia di San Girolamo a Roma una nuova edizione critica della Vulgata, da usarsi come base per una revisione della Clementina.
Nova Vulgata (1979)
Nel 1965, verso la conclusione del mwarcConcilio Vaticano II, mwargpapa Paolo VI commissionò una revisione della Vulgata in accordo con i moderni criteri esegetici e filologici. Il lavoro si basò sull'edizione critica del 1907 di Pio X. Il primo volume della mwarkNova Vulgata, conosciuta anche come mwaroNeovulgata, (titolo completo mwarsBibliorum Sacrorum nova vulgata editio), il Salterio, fu pubblicato nel 1969, e l'intero testo fu completato nel 1979.cite-ref-10[10] A partire da tale data l'edizione costituisce la versione ufficiale per la liturgia latina della Chiesa cattolica.
La mwaseNova Vulgata non contiene i libri apocrifi di mwasi3-4 Esdra e la mwasmPreghiera di Manasse, che già nell'edizione Clementina erano stati collocati in appendice. Il testo di mwasqTobia e mwasuGiuditta è tratto dalla mwasyVetus Latina, invece che dalla traduzione di Girolamo.
Circa la metodologia traduttiva, per tutti i libri la versione latina viene armonizzata con le edizioni critiche dei testi originali in ebraico, aramaico e greco. In alcuni mwasgloci, però, la mwaskNova Vulgata opta per traduzioni mwasoad sensum, a discapito del testo originale. La nuova vulgata e le altre traduzioni dai testi originali sono state redatte per uso liturgico; non sono considerate esenti da errori dalla Chiesa cattolica, mentre la vulgata Sisto Clementina ha valore giuridico ed è priva di errori, come è stato definito nel mwassConcilio di Trento (mwaswPio XII, mwas0mwas4Divino Afflante Spiritu, 1943).
Nel mwata2001, con l'istruzione mwatemwatiLiturgiam authenticam della mwatmCongregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenticite-ref-11[11]cite-ref-12[12] venne ribadita la centralità nel culto cattolico del testo latino, nella fattispecie della mwatwNova Vulgata, alla quale le traduzioni bibliche nelle varie lingue nazionali dovevano fare riferimento.
Vulgata Stuttgartensia (1994)
Attualmente particolarmente conosciuta e affermata è l'edizione critica della Vulgata realizzata dalla mwat8Deutsche Bibelgesellschaft di Stuttgart (Società Biblica tedesca di Stoccarda), parimenti nota per la realizzazione della BHS (mwauaBiblia Hebraica Stuttgartensia) e di una edizione critica della Bibbia dei mwaueSettanta. L'edizione, pubblicata nel 1994 e curata da Roger Gryson e Robert Weber, è titolata mwauiBiblia Sacra Vulgata (ISBN 3-438-05303-9); nel 2006 è giunta alla quinta edizione.
Il testo base è quello dell'edizione benedettina del 1907, commissionata da mwauuPio X (riferimento anche della Nova Vulgata), integrato per il mwauyNuovo Testamento dall'edizione di mwaucOxford del 1889, curata da J. Wordsworth e mwaukH. J. White.
In quanto testo critico, la Vulgata Stuttgartensia tenta di riproporre il testo primitivo di mwausGirolamo attraverso il confronto dei vari manoscritti pervenutici, primariamente il mwauwCodex Amiatinus, purgandolo degli inevitabili errori e glosse amanuensi.
Un'importante caratteristica della Vulgata Stuttgartensia è l'inclusione dei prologhi originali di Girolamo, generali (a Bibbia, Antico e Nuovo Testamento, Pentateuco, i Vangeli) e specifici per i principali libri biblici. Nelle edizioni medievali tali prologhi non mancavano mai ed erano riveriti quasi al pari dei testi biblici veri e propri. A confronto con la Clementina, la Stuttgartensia conserva sovente un'ortografia di stampo medievale: usa mwau4oe invece di mwau8ae, conserva la mwavaH iniziale di alcuni nomi propri (p.es. mwaveHelimelech invece di mwaviElimelech), mantiene uno stile metrico non corretto, come attestato nei manoscritti. Per il salterio viene presentata una doppia versione, quella Gallicana e quella direttamente dal testo ebraico. Le due traduzioni sono stampate su pagine affiancate, in modo da permettere un'immediata comparazione delle varianti. Contiene anche i testi apocrifi non presenti nella Clementina: mwavmPreghiera di Manasse, mwavq3-4 Esdra, mwavuSalmo 151, mwavyLettera ai Laodicesi.
Per tali divergenze con la versione classica Clementina, sebbene si mostri vicina alla Nova Vulgata, la Stuttgartensia può risultare inusuale agli studiosi di matrice cattolica.
Uno dei motivi della particolare diffusione e ufficialità che la versione Stuttgartensia ha guadagnato tra i biblisti, oltre all'indiscussa serietà e affidabilità della mwavkDeutsche Bibelgesellschaft, è il fatto che tale versione è stata riprodotta su supporto digitale ed è dunque facilmente consultabile e utilizzabile per la ricerca.
Influenza nella cultura occidentale
In campo culturale, artistico, linguistico, e ovviamente religioso, l'influenza della Vulgata nella cultura occidentale è incommensurabile. Attraverso i secoli del Medioevo, del Rinascimento, della Riforma, l'opera monumentale di Girolamo ha rappresentato il fondamento sul quale si è sviluppata non solo la cultura cristiana occidentale, ma la stessa identità del continente europeo. Da essa hanno attinto ispirazione innumerevoli opere scultoree, pittoriche, musicali, letterarie.
Papa san mwav0Gregorio Magno dispose che fosse riprodotta e insegnata nello studio, scuola e biblioteca del mwav4mwav8Vivarium di Squillace.cite-ref-13[13] Le prime traduzioni in lingue volgari o vernacolari sono state realizzate invariabilmente a partire dalla Vulgata. Anche le traduzioni protestanti, che si proponevano di rimpiazzarla, non potevano esimersi dal tenerla in considerazione: in primis le traduzioni ad opera dei vari movimenti riformatori e riformativi del XVI e XIV secolo come, rispettivamente, la mwawqBibbia di Lutero in tedesco e la Bibbia Wycliffe in inglese. Inoltre, la traduzione in inglese per eccellenza, la mwawyBibbia di Re Giacomo, mostra una marcata influenza della Vulgata in quanto a stile, prosa e ritmo poetico. Alcuni termini tradotti letteralmente dalla Vulgata sono entrati a far parte della mwawclingua inglese (creation; salvation; justification; testament; sanctify; regenerate; rapture; publican; apostle; angel...).
Note
cite-note-22. ↑ mwaxqmwaxumwaxyGENERATO NON CREATO, su mwaxcdigilander.libero.it. mwaxgURL consultato l'11 giugno 2024.
cite-note-33. ↑ Vedi p.es. la brillante soluzione adottata in Gen mwaxwmwax0mwax4Gen 2,23, su mwax8laparola.net. per rendere il gioco di parole tra 'ish (uomo, vir) e 'issha (donna, virago).
cite-note-44. ↑ Diversamente dalle vetus latina, Girolamo p.es. usa spesso si + condizionale e ut + condizionale).
cite-note-55. ↑ La catena paratattica ebraica, costituita da una serie di wa... wa..., non viene resa da una monotona serie di et... et... come nelle vetus latina ma tradotta variamente con autem... et... -que... quoque... igitur... ergo...
cite-note-66. ↑ Per esempio, Girolamo rese il termine greco mwaykagàpe col latino mwayocàritas, seguito poi dalle principali versioni moderne, anche protestanti (King James, Wycliff, Diodati), e dalla contemporanea Bibbia CEI (v. per es. mwaysmwaywmway01Cor 13,1-8, su mway4laparola.net.). Attualmente, però, nel linguaggio quotidiano contemporaneo 'carità' ha un campo semantico sensibilmente diverso da quello originario (solitamente è sinonimo di 'elemosina'), anche se in parte lo mantiene (v. enciclopedia Treccani, che dà appunto come primo significato di carità "L'amore, che secondo il concetto cristiano, unisce gli uomini con Dio e tra loro attraverso Dio..."). La resa di agape con caritas, dunque, viene da alcuni considerata come un errore (vedi Artur Noble "Può una Chiesa che ha bandito, bruciato e travisato la Bibbia essersi convertita fino a raccomandarne la lettura?"), ma non appare come tale se considerata nell'insieme semiotico originario.
cite-note-77. ↑ mwazimwazmmwazqIs 7,14, su mwazuLa Parola - La Sacra Bibbia in italiano in Internet.
cite-note-88. ↑ mwazkmwazomwazsSal 15,10, su mwazwLa Parola - La Sacra Bibbia in italiano in Internet.
cite-note-99. ↑ mwaaaAdolf von Harnack, mwaaemwaaiOrigin of the New Testament, su mwaamccel.org, 1914.
cite-note-1010. ↑ mwaacmwaagmwaakmwaaomwaasValore dottrinale e limiti testuali della Vulgatamwaaw.
cite-note-1111. ↑ mwaba(mwabemwabiLA) mwabmmwabqmwabumwabyLiturgiam authenticammwabc.
cite-note-1212. ↑ mwabsmwabwmwab0Conferenza stampa di presentazione per mwab4Liturgiam authenticammwab8.
cite-note-1313. ↑ mwacmmwacqmwacuCome una «biblioteca di Cristo», 30 settembre 2020.
Bibliografia
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• mwacsR. Gryson e P.-M. Bogaert (a cura di), Recherches sur l'histoire de la Bible latine, Louvain-la-Neuve, Publications de la Faculté de théologie, 1987.
• mwac0Tarcisio Stramare (a cura di), La Bibbia ‘Vulgata’ dalle origini ai nostri giorni. Atti del Simposio internazionale in onore di Sisto V, Città del Vaticano, Libreria vaticana, 1987.
Voci correlate
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Collegamenti esterni
• citereftreccani-itVulgata, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefenciclopedia-italianaAlberto Vaccari, VOLGATA, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1937.
• citerefbritannica-com(EN) Vulgate, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
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